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Riflessioni #1

Mi è venuto da pensare che se non si reagisce è perchè noi attualmente, tuttosommato, non si rischia la vita. E siccome siamo legati all'idea che alla ribellione segua spesso la repressione con annessa perdita di molte vite umane ribelli, allora vivere così è pur sempre meglio che farsi sparare addosso.
Ma questo è un pensiero romantico. Tutte le persone che ricordano i partigiani con orgoglio, quelli che considerano Che Guevara un grande uomo, e pensano al sessantotto come ad un evento memorabile, oggi hanno troppa paura di morire ribellandosi perchè se dev'essere, dev'essere in quel modo lì, da eroi, o victoria o muerte.
Io faccio parte della categoria, sono fierissima nipote di un partigiano, ho la stessa "infame" voglia di libertà.

Ma credo che nel 2010 sia necessario il salto di etica che renda sacra la vita, anzichè un dio lontano o un ideale o peggio che mai il danaro.
Senza perdermi in discorsi d'amore verso l'uomo, la natura e la madre terra, credo sia normale non voler perdere la propria vita in una battaglia. Di indole lo farei, ma è un blocco concepibile.

Questo però, ricordiamocelo, è dovuto innanzitutto all'apparente assenza di uno stato brutto e cattivo che fa fucilare i ribelli.
L'angoscia della fucilazione è ancora presente nelle pareti delle nostre case, ma non è per nulla presente nelle politiche del governo attuale.
La brutta notizia è che il governo ci sta uccidendo lo stesso, solo più lentamente.
Perdendo tempo nell'attuare progetti a recupero dei danni ambientali causati dall'uomo, continuando a deturpare il territorio (meraviglioso) a disposizione, sprofondando  volontariamente  la coscienza civica e umana fra scandali in tv e isolamento, schiavizzando i lavoratori e corrompendo i ricchi per rubare ai poveri, facendoci bere e mangiare sostanze chimiche velenose, utilizzare cosmetici cancerogeni, vivere in condizioni non solo incivili, ma disumane, in un contesto in cui il racket si concentra sulle imprese funebri e i medici d'accordo con le farmacie fanno curare il nulla dal nulla, per soldi.

L'unico motivo per cui accade tutto questo sono i soldi.
E forse se non si lotta è proprio per quegli stessi soldi. I pochi che i potenti lasciano circolare, siamo qua a strapparceli di mano in mano senza pietà, siamo disposti a tutto per averne abbastanza.
E' lecito, ci mancherebbe. Io ad esempio vorrei averne abbastanza per arredare la mia casa, ma c'è chi ne vorrebbe abbastanza per curare un familiare, per mangiare ogni giorno a sazietà, abbastanza da vedere crescere un figlio sereno, abbastanza da poter avere una casa, anche piccola e vecchia.
Il primo problema è che i riferimenti, le vere nuove divinità di tante, troppe persone normali sono altre persone normali, che si affacciano in tv per motivi vergognosi e in un attimo sono in barca a Miami con la famiglia. Se c'è una cosa che odio è Ezio Greggio che fa battute sulla condizione economica dell'italiano medio. Con il tono amichevole, come a dire "vi capisco". Ci vuole coraggio, ma può bastare anche il solito, invitante richiamo dei soldi.
Soldi a palate se si compare in discoteca come in parlamento.
Molti infatti si saranno già resi conto dell'aderenza sempre maggiore fra il mondo politico e quello televisivo.
In pratica, osserviamo da vicino il timore di chi inventò il termine "conflitto d'interessi".
Non erano certo scemi, quelli che hanno esortato il cittadino ad evitare che si verificasse.

I soldi dei potenti sono così tanti che è facile farsi degli amici, un po' qua e un po' là, promettergli una briciola e tenerli buoni.
Ma il loro mondo è sbagliato, segue regole assurde, come il culto dell'apparenza, con vestiti scomodi e costosissimi, l'abbronzatura artificiale e la chirurgia plastica, la cocaina e gli psicofarmaci, la palestra, la dieta per futuri anoressici, divorzi e grande fede in Padre Pio continuamente a braccetto, ignoranza dilagante su tutto quello che si insegna a scuola, sfruttamento indiscriminato del proprio e altrui corpo, a partire dalla valletta nuda arrivando allo Show dei Record, con questo pubblico che applaude a comando  e le risate preregistrate. E' lo stesso mondo della politica, se si pensa che Ana Ribas va a cena con Travaglio e amici comun ci rende conto che è proprio inevitabile, ormai.

Per cui senza rischiare di prendere fucilate che non comunque non arriveranno, il primo problema si risolve con il primo passo da fare: riscoprire la vita autentica, ciò che realmente è fonte di soddisfazione per uomini e donne.
Smetterla di sognare quel mondo patinato che è in realtà una ragnatela piena di mosche, corrotte e invasate quando non troppo stupide.
Queste persone sono i potenti perchè noi crediamo che lo siano, e crediamo che lo siano per il tenore di vita che hanno.

In realtà sono persone che devono frequentare luoghi e locali esclusivi, che girano per strada camuffandosi, o con le guardie del corpo.
Per il troppo amore che gli si riserva? Perchè esistono i maniaci e lo stalking?
Certamente.
Ma anche perchè rispetto alla gente sono pochissimi. Una minoranza tale che quando ne incontri uno è un evento, e vuoi approfittarne. Per l'autografo, o chissà per cos'altro.

A prescindere da valutazioni rivoluzionarie, io una vita così non la vorrei.
Amo troppo la libertà, perchè me la godo.

Il primo passo è riscoprire le nostre umili, naturali libertà. Lasciarsi liberi di godere di ciò che non ha prezzo, di tutto quello che l'assenza di denaro non può fermare.
Essere consapevoli della realtà circostante è necessario, se si vuole riflettere sul futuro.
Ciò è impossibile fin quando si guarda con fiducia e ammirazione ai modelli televisivi, pubblicitari, o politici che dir si voglia.

Pubblicato il 9/5/2010 alle 18.36 nella rubrica diario.

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