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SOCIETA'
13 ottobre 2010
Parallelismi azzardati
C'eravamo arrivati una volta parlando, non so con chi.
I Nativi Americani, le streghe, i monaci tibetani. Gente perbene che non ce l'ha fatta, come ho appena scritto su Facebook.
Perchè io su Facebook ogni giorno butto giù cinque centesimi di pensiero, frasi che mi suonano bene.
E come me molte altre persone.
Ci passiamo i link in cui crediamo, a volte sono cose grandi, forti, emozionanti. E condividerli ci fa sentire meno soli di fronte all'impotenza.
Tipo siamo tutti fermi, ma siamo tanti.
E' un po' il principio stesso della manifestazione.
Io so perchè sono ferma, e questo fa sì che giustifichi tutti gli altri.
Specie quando penso ai Nativi, alle Streghe e ai Tibetani.
Se non sono estinti o uccisi, si mimetizzano, si nascondono e proseguono nell'oscurità, ostacolati dall'intero sistema terrestre che si evolve senza tener conto della loro presenza.
Evidentemente questo mondo non è a misura di Cherokee. Nè di strega, nè di tibetano.
Perchè erano pochi.
Ma anche perchè erano meno spietati.
Sono stati colti impreparati, perchè erano impegnati a cercare una sintonia con l'universo che gli aggressori non considerano mai. Vivevano tranquillamente senza disturbare.
E si sono messi a combattere, se mai l'hanno fatto, sempre troppo tardi. Sempre col nemico troppo vicino, senza il tempo di avvertire alcun eventuale rinforzo. Basiti di fronte alla crudeltà, rassegnati in un mondo strano, isterico, malato.
Così viscido, spietato e ridicolo.
La Via.
I nativi, le streghe, i tibetani, avrebbero rispettato l'aggressore come rispettavano le leggi della Natura.
Il terrore che avranno provato e che provano ogni giorno non si può immaginare, si deve vivere per capire.

Altrimenti avremmo a cuore la ricerca di una soluzione che protegga chi non appartiene alla società, ma solo alla Terra.
POLITICA
4 ottobre 2010
C'erano una volta le tasse
C'è negli italiani un ammirevole senso del dovere che li porta a pagare le tasse.
Il ricatto su bollette e rate è semplice, in questo caso è ovvio che si paghi: se non hai soldi, si riprendono quel che ti stavano vendendo.
Vale anche per il mutuo di casa. Se non ce la fai, non ce la fai.
E' una regola condivisa, nessuno la mette in discussione e sarebbe anche giusta.
In un mondo giusto.
Le tasse?
Voglio dire, la situazione italiana è chiara a tutti da mesi. Stiamo subendo un regime folle e cretino, arricchendo la mafia e la criminalità, la massoneria e le banche. Sta vincendo il male, e di brutto.
Chiunque lavori nelle stanze dei bottoni è tronfio di soldi, anche chi ostenta una vita sobria.
Chiunque lavori nella televisione/corte del potere, è tronfio di soldi e di cocaina.
Entrambi i gruppi si prodigano nel mimare una qualche partecipazione ai fatti terreni.
Ma di fatto, queste persone hanno solo il vago ricordo della vita reale.
Queste persone non pagano i vestiti perchè fanno da sponsor, non pagano il ristorante perchè fanno il servizio fotografico, non pagano il treno nè il museo, hanno l'auto blu e il cellulare aziendale, pagano due soldi case enormi e meravigliose, nelle quali abitano tre giorni a settimana, da soli.
Nelle quale organizzano festini osceni, proibiti a norma di legge a chiunque altro.
Nelle quali una famiglia normale finirebbe col fare anche un bed&brakfast.
Perchè se facendoti un culo enorme una casa bella grande riesci a conquistarla, ci riesci solo col mutuo. Detto anche La Storia Infinita.
Perchè anche estinto quello, dovrai pagare le tasse in proporzione a quello che finalmente, dopo una vita di sacrifici, possiedi.
Questo non vale per loro.
Loro si prestano i milioni di euro, si regalano automobili di lusso, girano il mondo in prima classe e l'hanno già visto quasi tutto, a trent'anni.
Qua non si tratta di agio, qua si tratta di sfarzo ai massimi livelli.
E noi non si parla di crisi, ma di miseria.
Perchè come ho già detto, l'errore sta nel credere che la miseria sia abiti stracciati, faccia sporca e smunta, fame incredibile e malattie.
Non è più così che si presenta la miseria.
La miseria è indossare tessuti acrilici e industriali, prodotti in serie in migliaia di esemplari INUTILI, nello spreco più totale di altrettanti tessuti naturali già prodotti, e già esistenti.
Ho visto immense balle di abiti bruciare a Napoli.
Quintali di stoffa totalmente recuperabile.
La miseria è doverci spendere gli avanzi dello stipendio.
E pensare a loro, alle lenzuola di seta, gli stilisti a disposizione, lo spreco che determinano.
La miseria è mangiare alimenti di pessima qualità, sui quali viene applicata un'etichetta che dichiara quel che cazzo vogliono, cibo che ha fatto il giro del mondo due volte, precotto, lavorato, zeppo di agenti chimici dalle sconosciute conseguenze sul lungo periodo, coloranti privi di significato, agenti lievitanti per l'illusione del lauto pasto, e pensare a loro.
Che probabilmente si stanno avvelenando quanto noi, ma perchè sono cretini.
La miseria è lavorare con contratti di sei mesi, che ti impediscono di progettare qualsiasi futuro, che ti rendono schiavo di chi sceglierà se riconfermarti o no.
E' morire sul posto di lavoro, come nell'800, mentre loro non fanno nulla.
Nulla di nulla, se non affinare le tecniche di raggiro, studiare la parte, corrompere e vendersi.
Su questo proprio non li invidio.
Entrare a far parte del mondo Fininvest credo sia l'inferno. Un vortice di corruzione, mafia, gerarchie, denaro sporco, strategie criminali e compravendita delle anime.
Uno schifo.
Fanno schifo.
Il discorso è molto banale: noi i soldi non ce li abbiamo. Tutti quelli che guadagnamo, li diamo (in un modo o nell'altro) a loro, in primis perchè ne facciano qualcosa di utile per la nazione.
Appare evidente che chi ci governa non ha alcuna intenzione di essere d'aiuto. E' la nostra sofferenza che determina il loro benessere, quindi la crisi sarà infinita, se ad intervenire non saremo noi.
Alla corte di Lele Mora e altri orribili personaggi, va bene così. Ai dirigenti delle aziende va bene così.
Fidarsi di un ricco è da ingenui proprio per questo: chi sta bene non ha motivo di lottare.
Ho iniziato il discorso lodando gli italiani perchè pagano le tasse.
Ora però mi sembra più una fesseria.
POLITICA
9 maggio 2010
Riflessioni #1
Mi è venuto da pensare che se non si reagisce è perchè noi attualmente, tuttosommato, non si rischia la vita. E siccome siamo legati all'idea che alla ribellione segua spesso la repressione con annessa perdita di molte vite umane ribelli, allora vivere così è pur sempre meglio che farsi sparare addosso.
Ma questo è un pensiero romantico. Tutte le persone che ricordano i partigiani con orgoglio, quelli che considerano Che Guevara un grande uomo, e pensano al sessantotto come ad un evento memorabile, oggi hanno troppa paura di morire ribellandosi perchè se dev'essere, dev'essere in quel modo lì, da eroi, o victoria o muerte.
Io faccio parte della categoria, sono fierissima nipote di un partigiano, ho la stessa "infame" voglia di libertà.

Ma credo che nel 2010 sia necessario il salto di etica che renda sacra la vita, anzichè un dio lontano o un ideale o peggio che mai il danaro.
Senza perdermi in discorsi d'amore verso l'uomo, la natura e la madre terra, credo sia normale non voler perdere la propria vita in una battaglia. Di indole lo farei, ma è un blocco concepibile.

Questo però, ricordiamocelo, è dovuto innanzitutto all'apparente assenza di uno stato brutto e cattivo che fa fucilare i ribelli.
L'angoscia della fucilazione è ancora presente nelle pareti delle nostre case, ma non è per nulla presente nelle politiche del governo attuale.
La brutta notizia è che il governo ci sta uccidendo lo stesso, solo più lentamente.
Perdendo tempo nell'attuare progetti a recupero dei danni ambientali causati dall'uomo, continuando a deturpare il territorio (meraviglioso) a disposizione, sprofondando  volontariamente  la coscienza civica e umana fra scandali in tv e isolamento, schiavizzando i lavoratori e corrompendo i ricchi per rubare ai poveri, facendoci bere e mangiare sostanze chimiche velenose, utilizzare cosmetici cancerogeni, vivere in condizioni non solo incivili, ma disumane, in un contesto in cui il racket si concentra sulle imprese funebri e i medici d'accordo con le farmacie fanno curare il nulla dal nulla, per soldi.

L'unico motivo per cui accade tutto questo sono i soldi.
E forse se non si lotta è proprio per quegli stessi soldi. I pochi che i potenti lasciano circolare, siamo qua a strapparceli di mano in mano senza pietà, siamo disposti a tutto per averne abbastanza.
E' lecito, ci mancherebbe. Io ad esempio vorrei averne abbastanza per arredare la mia casa, ma c'è chi ne vorrebbe abbastanza per curare un familiare, per mangiare ogni giorno a sazietà, abbastanza da vedere crescere un figlio sereno, abbastanza da poter avere una casa, anche piccola e vecchia.
Il primo problema è che i riferimenti, le vere nuove divinità di tante, troppe persone normali sono altre persone normali, che si affacciano in tv per motivi vergognosi e in un attimo sono in barca a Miami con la famiglia. Se c'è una cosa che odio è Ezio Greggio che fa battute sulla condizione economica dell'italiano medio. Con il tono amichevole, come a dire "vi capisco". Ci vuole coraggio, ma può bastare anche il solito, invitante richiamo dei soldi.
Soldi a palate se si compare in discoteca come in parlamento.
Molti infatti si saranno già resi conto dell'aderenza sempre maggiore fra il mondo politico e quello televisivo.
In pratica, osserviamo da vicino il timore di chi inventò il termine "conflitto d'interessi".
Non erano certo scemi, quelli che hanno esortato il cittadino ad evitare che si verificasse.

I soldi dei potenti sono così tanti che è facile farsi degli amici, un po' qua e un po' là, promettergli una briciola e tenerli buoni.
Ma il loro mondo è sbagliato, segue regole assurde, come il culto dell'apparenza, con vestiti scomodi e costosissimi, l'abbronzatura artificiale e la chirurgia plastica, la cocaina e gli psicofarmaci, la palestra, la dieta per futuri anoressici, divorzi e grande fede in Padre Pio continuamente a braccetto, ignoranza dilagante su tutto quello che si insegna a scuola, sfruttamento indiscriminato del proprio e altrui corpo, a partire dalla valletta nuda arrivando allo Show dei Record, con questo pubblico che applaude a comando  e le risate preregistrate. E' lo stesso mondo della politica, se si pensa che Ana Ribas va a cena con Travaglio e amici comun ci rende conto che è proprio inevitabile, ormai.

Per cui senza rischiare di prendere fucilate che non comunque non arriveranno, il primo problema si risolve con il primo passo da fare: riscoprire la vita autentica, ciò che realmente è fonte di soddisfazione per uomini e donne.
Smetterla di sognare quel mondo patinato che è in realtà una ragnatela piena di mosche, corrotte e invasate quando non troppo stupide.
Queste persone sono i potenti perchè noi crediamo che lo siano, e crediamo che lo siano per il tenore di vita che hanno.

In realtà sono persone che devono frequentare luoghi e locali esclusivi, che girano per strada camuffandosi, o con le guardie del corpo.
Per il troppo amore che gli si riserva? Perchè esistono i maniaci e lo stalking?
Certamente.
Ma anche perchè rispetto alla gente sono pochissimi. Una minoranza tale che quando ne incontri uno è un evento, e vuoi approfittarne. Per l'autografo, o chissà per cos'altro.

A prescindere da valutazioni rivoluzionarie, io una vita così non la vorrei.
Amo troppo la libertà, perchè me la godo.

Il primo passo è riscoprire le nostre umili, naturali libertà. Lasciarsi liberi di godere di ciò che non ha prezzo, di tutto quello che l'assenza di denaro non può fermare.
Essere consapevoli della realtà circostante è necessario, se si vuole riflettere sul futuro.
Ciò è impossibile fin quando si guarda con fiducia e ammirazione ai modelli televisivi, pubblicitari, o politici che dir si voglia.
POLITICA
28 aprile 2010
La rabbia e la mia utopia
Eccerto.
La disoccupazione è al 7,8%, il che dovrebbe significare qualcosa di buono.
Peccato che il 37% degli italiani sia da considerare semplicemente inoccupato, ovvero classificato nelle non forze di lavoro.

Al momento faccio parte di quest'ultima categoria, e sì, in parte è una scelta.
Perchè le condizioni di lavoro che mi vengono offerte sono degradanti, e hai due possibilità:
- Un lavoro che ti permette anche di avere un pochino di tempo libero, ma che ti viene pagato così poco che la tua vita diventa quotidiana sopravvivenza.
- Un lavoro in cui sei ridotto al ruolo di servo, imbellettato ed educato o sporco e sudato, poco cambia: per avere una paga decente, devi sopportare orari folli, mansioni extra, abusi di potere. E piegarti al servilismo.

Cosa si dovrebbe scegliere? O la gavetta di lecchinaggio, o l'esilio dalla bella vita.
Ovviamente io ho scelto l'esilio dalla bella vita, perchè dentro di me ribolle uno spirito incapace di dire "sissignore" ad un imbecille. La mia onestà intellettuale mi impone di rispettare solo chi conosce il rispetto, di stimare solo chi ama e rispetta il prossimo.
La prima volta che ho fatto un colloquio di lavoro ero a Brighton, e il ricco proprietario di un ristorante italianese del centro mi ha detto: "Spero tu sia di destra, perchè io odio i comunisti e le femministe." Io gli ho risposto che non volevo il lavoro, ma non perchè ero comunista o femminista. Mi diede della puttana e francamente non ho mai più incontrato un simile schifo d'uomo, ma sono uscita di lì sentendomi più forte di prima.
Sono ancora così, e per questo non sono brava a vendere.
Come posso vendere ciò che oggi è in commercio? Di qualunque cosa si tratti, è merce che non andrebbe comprata. Spesso tossica per l'ambiente, sempre con un pessimo rapporto qualità prezzo.
Qualunque commesso sa che in vetrina vanno i capi meno venduti. La nostra idea della moda da centro commerciale è basata sul peggio in commercio.
Moltissimi camerieri, moltissimi lavapiatti, non mangiano quel che si mangia nel ristorante in cui lavorano. Le colf non dormirebbero mai nei letti che rifanno negli hotel.
Vogliamo parlare degli addetti ai Call Center?
No, parliamo delle vendite ad amiche di amiche, le "presentatrici Avon", il rappresentante del Folletto.
Non ce la faccio a contribuire a questo scempio, non riuscirei mai a sorridere al cliente.
Quest'inverno ero in una cassa che emetteva biglietti, e ogni volta che mi si chiedevano i prezzi mi vergognavo. Mi vergognavo per loro. Ed era senz'altro questo l'aspetto più stressante del mio lavoro, a parte i conti per dare il resto.

Io non ho grandi ambizioni per quel che riguarda il mio prossimo mestiere, mi basterebbe respirare aria pulita all'interno, non avere sensi di colpa nel dare il mio contributo ma anzi, magari, sentirmi meglio. Si trattasse anche dell'ultimo gradino, ma di un'azienda che faccia il bene della comunità, che non inganni il prossimo per aumentare il profitto.

Certo, si potrebbe continuare con tenacia a cercare un compromesso fra i sogni e la realtà.

Ma quando ti trovi a sognare semplicemente il giusto, e a vivere in condizioni insopportabili una realtà che peggiora di giorno in giorno, forse è troppo tardi per un compromesso.
Forse è il caso di reagire.

Io per prima, ma anche e soprattutto chi ha già ceduto la sua forza lavoro al padrone.

In Inghilterra un programma radiofonico ha lanciato l'iniziativa "take it easy": proponeva ai dipendenti di tutte le aziende di prendersela comoda, di trascorrere un'ora e mezza fuori dal proprio posto di lavoro. Dimostrando ai padroni di essere liberi.
L'iniziativa sarebbe andata a buon fine, purtroppo non riesco a trovare conferme, mi è stato raccontato e non trovo documenti. Se qualcuno li trovasse, sono qui.

Al di là della veridicità della notizia, l'iniziativa è interessante.
E bisognerebbe pensarci molto, tutti i giorni. Perchè la vera forza è proprio lì, nella gente per strada.
Pensate se ogni persona smettesse all'istante di svolgere il compito che gli è stato assegnato dall'alto (tasse, lavoro, compravendita) per svolgerne un altro di pari valore ma in tutt'altra dimensione sociale. Ovvero, presso una rete di contatti con tutti gli altri che stanno facendo lo stesso.
Si creerebbe una società parallela, non più basata sulle leggi dell'economia, ma dello scambio di forze atte al miglioramento continuo della situazione stessa.
Immaginandola in molto molto piccolo, è una comune, no?
Ma estesa e regolata, potrebbe diventare una forma di repubblica sociale, in cui le decisioni sono prese sempre e solo su referendum, in cui al ministero della sanità c'è il più illustre dei nostri medici, in cui al ministero della PUBBLICA istruzione c'è un professore riconosciuto a livello mondiale, uno scenziato, un filosofo, grandi storici e artisti di ogni campo. e poi delle maestre, e ovviamente delle mamme e degli studenti, per la parte organizzativa.
Dobbiamo smettere di delegare i nostri ambiti d'interesse a persone che non hanno meriti, nè qualificazioni.
Certo, sarebbe già un risultato evitare che a farlo siano dei criminali, e infatti quello dev'essere il primo passo.
Liberarci.
Io fantastico, lo so, e se lo faccio pubblicamente è proprio perchè vorrei qualcuno che mi rispondesse "no, l'idea è buona ma l'hai semplificata, mancano dei passaggi, io ne ho uno."

Un modo ci deve essere. Io voglio sapere il vostro, anche se è folle e meraviglioso come il mio e un po' vi vergognate perchè non siamo più abituati alle utopie.
Ma le utopie servono solo a illuminare, sono come gli abbaglianti, si sa che vanno troppo lontano. Io sono per il compromesso con la realtà, ma solo partendo da superlativo assoluto a molto buono, non scendo oltre.

Fonte percentuali / Ispirazione tratta da



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permalink | inviato da Elenamente il 28/4/2010 alle 18:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
24 aprile 2010
Brevi #1
Maroni appare al Tg1 e mi dice che i calci fra giocatori di calcio non si danno, e che a sbagliare sono anche i genitori, che istigano alla violenza quando il figlio disputa qualche gara.
Mi viene da pensare a Borghezio. Quello sì che è un buon esempio.

Poi leggo di Napolitano alla Scala, con Berlusconi che lo accompagna a sedersi, e la Bindi nei paraggi. Tutti a parlare della riunificazione d'Italia, prima che della Resistenza. Tutti a commuoversi durante l'inno, ricordando Pertini.
Contemporaneamente, i lavoratori dello stesso teatro protestavano, respinti dalle forze dell'ordine in tenuta antisommossa.

Non vi sembra sufficientemente emblematico?

politica interna
23 aprile 2010
Prego, fate pure
Mentre noi stiamo qui a fare controinformazione, a scrivere e a scriverci indignati, Berlusconi ci dà la dimensione della nostra sovranità attuale.
Regala un Suv a La Russa.
Regala.
Un Suv.
Che io devo farmi i conti due mesi prima per fare a mia madre un regalo da duecento euro.
E probabilmente mi salta all'ultimo perchè non ce la faccio.
Berlusconi sorride, dice "sapevo che stava per comprarlo...".
Eccerto, giustamente. Non è neanche "So che non potrà mai permetterselo.", lui se lo comprava attingendo alla sua montagna di soldi.
Ma perchè non fargli una sorpresina, se lo merita, ha voltato le spalle a quella testa calda di Gianfranco, o no?

C'è una scena nel film "Quei bravi ragazzi". Robert De Niro è a capo della banda mafiosa che ha appena rapinato un aeroporto di una cifra astronomica. Si riunisce con gli altri per festeggiare il colpo riuscito, e fa il culo a strisce a due di loro, perchè si presentano uno con la cadillac nuova fiammante, e l'altro con la moglie riccamente impellicciata.
Gli fa il culo a strisce perchè ostentare un'improvvisa ricchezza non è molto furbo, mentre la polizia cerca disperatamente una banda di ladri.

E basta, che devo dire ancora?

politica interna
22 aprile 2010
noi siamo da secoli calpesti e derisi
Navigo sul web come una pazza, alla ricerca di una rete possibile, che unisca tutti i "resistenti" in un unico spaventoso popolo, unica forza in grado di interrompere questo teatrino degli orrori che è l'Italia.
Ma più cerco, più trovo movimenti già costituiti, con un manifesto chiaro e tondo e l'assurda speranza di essere la soluzione più giusta per tutti. Spazi web volenterosi ma immodesti.
Un po' come dicevo qualche post fa, tanti novelli Travaglio e altrettanti Grillo.

Dietro alle pubblicazioni curate e professionali non ci sono che persone come me, eppure io mi sento una ciabatta, quando vedo che già esistono nuovi loghi con il tricolore, o quando percepisco la caparbietà degli autori e la rigidità dei manifesti.

E' evidente che un sito internet con duecento accessi al giorno non è la soluzione, considerato che neanche L'Antefatto, con i suoi 150.000 visitatori unici, può bastare.

Il nostro lumino in fondo al tunnel esiste, ma essendo solo uomini e donne, con i nostri limiti, fatichiamo ad accettarlo: la Costituente.
Per quanto sia affascinante il ruolo del partigiano, l'esempio più degno dei nostri tempi non è l'irriducibile giustiziere, ma un'assemblea di pensieri diversi, ragionevolmente impegnata nella ricerca della decenza.

Ci sono molti problemi da risolvere, e lo sappiamo tutti benissimo.
Al momento l'unica cosa che conta è riunirsi.
Questi sotto-gruppi pieni di entusiasmo vanno bene per sfogare la frustrazione, ma non serviranno a salvarci.
Quindi credo sia proprio il caso di mettere da parte i dettagli, smetterla di fare distinzioni fra nuovi anarchici vs nostalgici del comunismo, movimenti vs partiti, locali vs globali, e via andando.
Credo sia proprio il caso di concentrarci sul nostro comune bisogno di vedere rispettata la legge.

Per rendere al popolo la legittima sovranità, è necessario che il popolo sia unito.

Quindi invito tutti gli "attivi" a operare meno sul proprio sito internet, a lasciare magari da parte loghi e grafica, per mettersi in contatto con tutti gli altri, cercando di non fare troppo gli schizzinosi, che non è assolutamente il caso.
politica interna
16 aprile 2010
Non Ho Paura
Siamo troppo frammentati, ognuno con la sua traiettoria, schegge impazzite.
E il nemico è immobile e granitico, all'apparenza. Secondo me è pongo.

L'impegno di questa politica è così superficiale, così dedito alla cura della propaganda, dell'immagine, così fedele agli studi dello psico-mercato, che non può esserci niente di buono, sotto.
Io non ho nè alcuna fiducia, nè alcuna paura di questi individui. Provo solo ribrezzo.
Ribrezzo umano, prima ancora che politico-sociale.

Forse perchè ho studiato i grandi eroi dell'antichità. E a quei tempi anche il più spietato dei mercenari aveva un onore.
E poichè io ne ho uno, non posso tirarmi indietro.
Ma non si deve trattare di una guerra. Perchè la resa sarebbe immediata, se solo noi la volessimo. Forse persino senza uscire di casa.


politica interna
16 aprile 2010
Post-it #1
La Resistenza costituisce il fenomeno storico nel quale vanno individuate le origini stesse della Repubblica Italiana. (da wikipedia)


SOCIETA'
14 aprile 2010
Introduzione
Ho scelto questa piattaforma perchè su splinder sono in pochi ad interessarsi della situazione politica.
Ma allo stesso tempo sono di diritto entrata nella schiera dei travaglini, ovvero tutti i nuovi liberi giornalisti del web.
Piace molto anche a me l'idea, ma non sono qui per questo.
D'altro canto, Travaglio fa meravigliosamente il suo mestiere.
Anche Luttazzi, ha conquistato di diritto il suo posto di satiro, ed è anche in ottima compagnia.
Santoro c'è. Beppe Grillo ne basta uno.
E ci sono anche quelli con la voce bassa. C'è Scampia, c'è lo Zen di cui stasera parlano le Iene, ci sono gli operai arrampicati ovunque. C'è la magistratura che ci chiede aiuto. C'è Emergency che ci chiede aiuto. Ci sono persone che stanno persino provando a collaborare per farci capire fino a che punto siamo nella merda. Ci sono i pentiti e ci sono i pensionati, le madri guerriere.
Ci sono i nuovi anarchici e i nuovi giovani comunisti, i grillini e i volontari di associazioni stupende, ma piccole e sconosciute, che fanno poco per pochi, ma tantissimo date le circostanze.
C'è un federalismo strisciante e malato che si fa strada, il futuro è convivenza libera e noi invece torniamo alle città stato, laddove lo stato è inteso come gestione criminale di pochi a svantaggio della comunità.
Ci sono gli ambientalisti con il loro nobile splendido amore per la Madre Terra, e ci sono scienziati volenterosi, studiosi e artisti e musici e tutta questa gente forse apre un blog, forse capita qua per caso, e condivide la mia stessa voglia di unirci tutti, per la liberazione.

Perchè a volte sembra che abbiamo paura. Paura di essere arrestati o perseguitati perchè diciamo che vogliamo ribellarci, rivoluzionare il futuro che si prospetta veramente triste, e dal momento che la vita è una non la si può vendere per due soldi e così tanta fatica.

Il Vaffanculo day è stato molto bello, ma è un po' come la notte delle Streghe, o le orge delle Baccanti. Poca robba, se dice a Roma.
Io so che cosa dovremmo fare, ma il primo passo è essere tanti.
Per quanto io apprezzi tutti gli attivi che ho citato, penso che restando singole luci a intermittenza, non saranno mai pericolose davvero.

C'è un divertente paradosso fra i proverbi, ovvero il binomio l'unione fa la forza e chi fa da sè fa per tre. Ebbene, in realtà non è vero che chi fa da sè fa per tre. O meglio, è vero fintanto che si rimane a casa propria con tanta voglia di attaccare un quadro, o di spostare un gigantesco mobile. O quando hai il dentista e pure nuoto del pupo. Fare le corse e contare sulle proprie forze d'accordo, è inevitabile. Ma basti pensare ad una regola odiosa a scuola, in ufficio, una cazzata qualunque che vi viene in mente. Andare da soli da un proprio superiore è sempre imbarazzante, se non proprio un'autentica cazzata. Ma andarci compatti in gruppo, è un'altra storia.
Stessa cosa.
Ci stiamo muovendo da persone giuridiche, con associazioni, partiti, meetup, collettivi, quello che vi pare. Ma siamo enti, siamo piccoli lo stesso.
Sono contenta per le elezioni dei grillini, ma gran parte delle loro energie saranno spese per difendersi dai piragna. Io auguro loro tutto il bene possibile, e spero non li lasceranno soli. Purtroppo sono una realtà locale che da Romana non ho il piacere di conoscere. Io ho la Polverini. E l'altro, Alemanno.
Se ci metti anche il Papa a pochi passi, direi che ho il nemico interamente schierato in casa.
Un problema del genere non puoi risolverlo con manifestazioni di mezza giornata.
Saranno divertenti e fomentanti, ma non servono assolutamente più a niente. Non è più importante come la pensiamo, non so se ve ne siete resi conto. Se così fosse, quello che sto scrivendo non arriverebbe alla pubblicazione, in un modo o nell'altro.
E infatti ogni volta che non riesco a pubblicare qualcosa, anche un commento su You tube, sospetto che sia già in atto una tacita censura, fatta di "impossibile connettersi con il sito" che intanto ti fa perdere tutti i dati.
Immagino di essere per questo vicina alla paranoia.

Per ora internet rimane un'arma potentissima. Loro lo sanno e prima o poi ci fermeranno tutti.
Quindi dobbiamo approfittarne ora.
Io non sono qui per fare la libera giornalista dissidente, sono qui per esortarci, per mettermi e mettervi fretta. E rabbia, perchè come molti di voi ho voglia che sappiano tutti lo schifo che ho scoperto per caso. Fare controinformazione è fondamentale.
Se non fosse per gli anarchici, non saprei nulla dei Centri di Identificazione ed Espulsione, CIE, dei veri e propri lager a pochi passi dalle nostre case. Certe cose è bene saperle.
Ma è un po' come quando nei telefilm a puntate non succede più niente per un po', si continuano ad accumulare prove su prove, ma non si arriva a nessuna conclusione.
Non prendiamoci per il culo, il limite è stato ampiamente superato, lo sappiamo tutti.
C'è da rimboccarsi le maniche anche noi, punto.

Non saremo mai valorosi come i Sem Terra Brasiliani, pronti a rischiare la stessa vita. Ma un po' più cazzuti è proprio necessario. Altrimenti stiamo a friggere l'aria.
Presto scriverò della mia proposta.


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