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POLITICA
28 aprile 2010
La rabbia e la mia utopia
Eccerto.
La disoccupazione è al 7,8%, il che dovrebbe significare qualcosa di buono.
Peccato che il 37% degli italiani sia da considerare semplicemente inoccupato, ovvero classificato nelle non forze di lavoro.

Al momento faccio parte di quest'ultima categoria, e sì, in parte è una scelta.
Perchè le condizioni di lavoro che mi vengono offerte sono degradanti, e hai due possibilità:
- Un lavoro che ti permette anche di avere un pochino di tempo libero, ma che ti viene pagato così poco che la tua vita diventa quotidiana sopravvivenza.
- Un lavoro in cui sei ridotto al ruolo di servo, imbellettato ed educato o sporco e sudato, poco cambia: per avere una paga decente, devi sopportare orari folli, mansioni extra, abusi di potere. E piegarti al servilismo.

Cosa si dovrebbe scegliere? O la gavetta di lecchinaggio, o l'esilio dalla bella vita.
Ovviamente io ho scelto l'esilio dalla bella vita, perchè dentro di me ribolle uno spirito incapace di dire "sissignore" ad un imbecille. La mia onestà intellettuale mi impone di rispettare solo chi conosce il rispetto, di stimare solo chi ama e rispetta il prossimo.
La prima volta che ho fatto un colloquio di lavoro ero a Brighton, e il ricco proprietario di un ristorante italianese del centro mi ha detto: "Spero tu sia di destra, perchè io odio i comunisti e le femministe." Io gli ho risposto che non volevo il lavoro, ma non perchè ero comunista o femminista. Mi diede della puttana e francamente non ho mai più incontrato un simile schifo d'uomo, ma sono uscita di lì sentendomi più forte di prima.
Sono ancora così, e per questo non sono brava a vendere.
Come posso vendere ciò che oggi è in commercio? Di qualunque cosa si tratti, è merce che non andrebbe comprata. Spesso tossica per l'ambiente, sempre con un pessimo rapporto qualità prezzo.
Qualunque commesso sa che in vetrina vanno i capi meno venduti. La nostra idea della moda da centro commerciale è basata sul peggio in commercio.
Moltissimi camerieri, moltissimi lavapiatti, non mangiano quel che si mangia nel ristorante in cui lavorano. Le colf non dormirebbero mai nei letti che rifanno negli hotel.
Vogliamo parlare degli addetti ai Call Center?
No, parliamo delle vendite ad amiche di amiche, le "presentatrici Avon", il rappresentante del Folletto.
Non ce la faccio a contribuire a questo scempio, non riuscirei mai a sorridere al cliente.
Quest'inverno ero in una cassa che emetteva biglietti, e ogni volta che mi si chiedevano i prezzi mi vergognavo. Mi vergognavo per loro. Ed era senz'altro questo l'aspetto più stressante del mio lavoro, a parte i conti per dare il resto.

Io non ho grandi ambizioni per quel che riguarda il mio prossimo mestiere, mi basterebbe respirare aria pulita all'interno, non avere sensi di colpa nel dare il mio contributo ma anzi, magari, sentirmi meglio. Si trattasse anche dell'ultimo gradino, ma di un'azienda che faccia il bene della comunità, che non inganni il prossimo per aumentare il profitto.

Certo, si potrebbe continuare con tenacia a cercare un compromesso fra i sogni e la realtà.

Ma quando ti trovi a sognare semplicemente il giusto, e a vivere in condizioni insopportabili una realtà che peggiora di giorno in giorno, forse è troppo tardi per un compromesso.
Forse è il caso di reagire.

Io per prima, ma anche e soprattutto chi ha già ceduto la sua forza lavoro al padrone.

In Inghilterra un programma radiofonico ha lanciato l'iniziativa "take it easy": proponeva ai dipendenti di tutte le aziende di prendersela comoda, di trascorrere un'ora e mezza fuori dal proprio posto di lavoro. Dimostrando ai padroni di essere liberi.
L'iniziativa sarebbe andata a buon fine, purtroppo non riesco a trovare conferme, mi è stato raccontato e non trovo documenti. Se qualcuno li trovasse, sono qui.

Al di là della veridicità della notizia, l'iniziativa è interessante.
E bisognerebbe pensarci molto, tutti i giorni. Perchè la vera forza è proprio lì, nella gente per strada.
Pensate se ogni persona smettesse all'istante di svolgere il compito che gli è stato assegnato dall'alto (tasse, lavoro, compravendita) per svolgerne un altro di pari valore ma in tutt'altra dimensione sociale. Ovvero, presso una rete di contatti con tutti gli altri che stanno facendo lo stesso.
Si creerebbe una società parallela, non più basata sulle leggi dell'economia, ma dello scambio di forze atte al miglioramento continuo della situazione stessa.
Immaginandola in molto molto piccolo, è una comune, no?
Ma estesa e regolata, potrebbe diventare una forma di repubblica sociale, in cui le decisioni sono prese sempre e solo su referendum, in cui al ministero della sanità c'è il più illustre dei nostri medici, in cui al ministero della PUBBLICA istruzione c'è un professore riconosciuto a livello mondiale, uno scenziato, un filosofo, grandi storici e artisti di ogni campo. e poi delle maestre, e ovviamente delle mamme e degli studenti, per la parte organizzativa.
Dobbiamo smettere di delegare i nostri ambiti d'interesse a persone che non hanno meriti, nè qualificazioni.
Certo, sarebbe già un risultato evitare che a farlo siano dei criminali, e infatti quello dev'essere il primo passo.
Liberarci.
Io fantastico, lo so, e se lo faccio pubblicamente è proprio perchè vorrei qualcuno che mi rispondesse "no, l'idea è buona ma l'hai semplificata, mancano dei passaggi, io ne ho uno."

Un modo ci deve essere. Io voglio sapere il vostro, anche se è folle e meraviglioso come il mio e un po' vi vergognate perchè non siamo più abituati alle utopie.
Ma le utopie servono solo a illuminare, sono come gli abbaglianti, si sa che vanno troppo lontano. Io sono per il compromesso con la realtà, ma solo partendo da superlativo assoluto a molto buono, non scendo oltre.

Fonte percentuali / Ispirazione tratta da



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permalink | inviato da Elenamente il 28/4/2010 alle 18:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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