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POLITICA
4 ottobre 2010
C'erano una volta le tasse
C'è negli italiani un ammirevole senso del dovere che li porta a pagare le tasse.
Il ricatto su bollette e rate è semplice, in questo caso è ovvio che si paghi: se non hai soldi, si riprendono quel che ti stavano vendendo.
Vale anche per il mutuo di casa. Se non ce la fai, non ce la fai.
E' una regola condivisa, nessuno la mette in discussione e sarebbe anche giusta.
In un mondo giusto.
Le tasse?
Voglio dire, la situazione italiana è chiara a tutti da mesi. Stiamo subendo un regime folle e cretino, arricchendo la mafia e la criminalità, la massoneria e le banche. Sta vincendo il male, e di brutto.
Chiunque lavori nelle stanze dei bottoni è tronfio di soldi, anche chi ostenta una vita sobria.
Chiunque lavori nella televisione/corte del potere, è tronfio di soldi e di cocaina.
Entrambi i gruppi si prodigano nel mimare una qualche partecipazione ai fatti terreni.
Ma di fatto, queste persone hanno solo il vago ricordo della vita reale.
Queste persone non pagano i vestiti perchè fanno da sponsor, non pagano il ristorante perchè fanno il servizio fotografico, non pagano il treno nè il museo, hanno l'auto blu e il cellulare aziendale, pagano due soldi case enormi e meravigliose, nelle quali abitano tre giorni a settimana, da soli.
Nelle quale organizzano festini osceni, proibiti a norma di legge a chiunque altro.
Nelle quali una famiglia normale finirebbe col fare anche un bed&brakfast.
Perchè se facendoti un culo enorme una casa bella grande riesci a conquistarla, ci riesci solo col mutuo. Detto anche La Storia Infinita.
Perchè anche estinto quello, dovrai pagare le tasse in proporzione a quello che finalmente, dopo una vita di sacrifici, possiedi.
Questo non vale per loro.
Loro si prestano i milioni di euro, si regalano automobili di lusso, girano il mondo in prima classe e l'hanno già visto quasi tutto, a trent'anni.
Qua non si tratta di agio, qua si tratta di sfarzo ai massimi livelli.
E noi non si parla di crisi, ma di miseria.
Perchè come ho già detto, l'errore sta nel credere che la miseria sia abiti stracciati, faccia sporca e smunta, fame incredibile e malattie.
Non è più così che si presenta la miseria.
La miseria è indossare tessuti acrilici e industriali, prodotti in serie in migliaia di esemplari INUTILI, nello spreco più totale di altrettanti tessuti naturali già prodotti, e già esistenti.
Ho visto immense balle di abiti bruciare a Napoli.
Quintali di stoffa totalmente recuperabile.
La miseria è doverci spendere gli avanzi dello stipendio.
E pensare a loro, alle lenzuola di seta, gli stilisti a disposizione, lo spreco che determinano.
La miseria è mangiare alimenti di pessima qualità, sui quali viene applicata un'etichetta che dichiara quel che cazzo vogliono, cibo che ha fatto il giro del mondo due volte, precotto, lavorato, zeppo di agenti chimici dalle sconosciute conseguenze sul lungo periodo, coloranti privi di significato, agenti lievitanti per l'illusione del lauto pasto, e pensare a loro.
Che probabilmente si stanno avvelenando quanto noi, ma perchè sono cretini.
La miseria è lavorare con contratti di sei mesi, che ti impediscono di progettare qualsiasi futuro, che ti rendono schiavo di chi sceglierà se riconfermarti o no.
E' morire sul posto di lavoro, come nell'800, mentre loro non fanno nulla.
Nulla di nulla, se non affinare le tecniche di raggiro, studiare la parte, corrompere e vendersi.
Su questo proprio non li invidio.
Entrare a far parte del mondo Fininvest credo sia l'inferno. Un vortice di corruzione, mafia, gerarchie, denaro sporco, strategie criminali e compravendita delle anime.
Uno schifo.
Fanno schifo.
Il discorso è molto banale: noi i soldi non ce li abbiamo. Tutti quelli che guadagnamo, li diamo (in un modo o nell'altro) a loro, in primis perchè ne facciano qualcosa di utile per la nazione.
Appare evidente che chi ci governa non ha alcuna intenzione di essere d'aiuto. E' la nostra sofferenza che determina il loro benessere, quindi la crisi sarà infinita, se ad intervenire non saremo noi.
Alla corte di Lele Mora e altri orribili personaggi, va bene così. Ai dirigenti delle aziende va bene così.
Fidarsi di un ricco è da ingenui proprio per questo: chi sta bene non ha motivo di lottare.
Ho iniziato il discorso lodando gli italiani perchè pagano le tasse.
Ora però mi sembra più una fesseria.
politica interna
23 aprile 2010
Prego, fate pure
Mentre noi stiamo qui a fare controinformazione, a scrivere e a scriverci indignati, Berlusconi ci dà la dimensione della nostra sovranità attuale.
Regala un Suv a La Russa.
Regala.
Un Suv.
Che io devo farmi i conti due mesi prima per fare a mia madre un regalo da duecento euro.
E probabilmente mi salta all'ultimo perchè non ce la faccio.
Berlusconi sorride, dice "sapevo che stava per comprarlo...".
Eccerto, giustamente. Non è neanche "So che non potrà mai permetterselo.", lui se lo comprava attingendo alla sua montagna di soldi.
Ma perchè non fargli una sorpresina, se lo merita, ha voltato le spalle a quella testa calda di Gianfranco, o no?

C'è una scena nel film "Quei bravi ragazzi". Robert De Niro è a capo della banda mafiosa che ha appena rapinato un aeroporto di una cifra astronomica. Si riunisce con gli altri per festeggiare il colpo riuscito, e fa il culo a strisce a due di loro, perchè si presentano uno con la cadillac nuova fiammante, e l'altro con la moglie riccamente impellicciata.
Gli fa il culo a strisce perchè ostentare un'improvvisa ricchezza non è molto furbo, mentre la polizia cerca disperatamente una banda di ladri.

E basta, che devo dire ancora?

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